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Nuovi CAM per i servizi di pulizia e sanificazione

Nuovi CAM per i servizi di pulizia e sanificazione

Il 19 febbraio 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 29 gennaio 2021, contenente i “Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di pulizia e sanificazione degli edifici e ambienti ad uso civile, sanitario e per i prodotti detergenti”

Si tratta di quelli che, comunemente, vengono definiti Nuovi CAM, in quanto presentano in effetti alcune novità rispetto ai “vecchi” CAM, pubblicati con il decreto 24 maggio del 2012

All’articolo 1 del Decreto è indicato il campo di applicazione dei nuovi criteri ambientali minimi, poi specificati nell’articolo 2: 

  • servizio di pulizia di edifici e di altri ambienti a uso civile; 
  • detergenti per le pulizie ordinarie delle superfici; 
  • detergenti per le pulizie periodiche e straordinarie delle superfici; 
  • detergenti per l’igiene personale; 
  • prodotti in tessuto carta per l’igiene personale;
  • servizio di pulizia e sanificazione di edifici e altri ambienti a uso sanitario.

Rispetto ai vecchi CAM, ora sono contemplati anche treni, aeromobili, natanti e assimilati.

Vediamo insieme cosa sono i CAM, quali novità sono state introdotte e in che modo influiscono sull’assegnazione delle gare d’appalto. 

Cosa sono i CAM

Il Ministero dell’Ambiente, con lo scopo di contenere gli impatti ambientali connessi alle attività di pulizia di edifici e altri ambienti a uso civile, nonché connesse alle forniture di alcuni altri prodotti per l’igiene, ha introdotto i cosiddetti CAM, acronimo di “Criteri ambientali minimi”

Questi criteri mirano innanzitutto alla riduzione dell’impiego di sostanze pericolose, imponendo 

“l’acquisto e l’uso di detergenti con formulazioni migliori sotto il profilo ambientale e della tutela della salute e, prescrivendo l’impiego di elementi tessili in microfibra, l’uso di sistemi di dosaggio e di diluizione tali da evitare che dosaggi e diluizioni siano effettuate in maniera arbitraria dagli operatori, consentono di razionalizzare il consumo di prodotti detergenti e disinfettanti.”

Per approfondire, consigliamo di consultare l’allegato 1 al Decreto, qui.

Quindi, sono interessati da questi criteri vari soggetti, dagli esercenti servizi di pulizia agli enti pubblici, passando per i produttori e distributori di prodotti e attrezzature di pulizia. 

Cosa cambia con i nuovi CAM 2021 in ambito civile

Una prima novità introdotta con i nuovi CAM 2021 è quella menzionata prima, ovvero l’inserimento, tra gli ambienti per la cui pulizia è necessario il rispetto di questi criteri, di treni, aerei, navi e assimilati. 

Si specifica, inoltre, che la pulizia delle superfici esterne riguarda esclusivamente le operazioni solitamente svolte dalle imprese di pulizia, non comprendendo, quindi, la pulizia dei vetri sulle facciate dei palazzi che richiede l’impiego di attrezzature specifiche. 

Vediamo le altre novità principali.

Detergenti con o senza certificazione Ecolabel

I detergenti usati per le pulizie che non sono in possesso della certificazione Ecolabel UE o equivalente possono essere utilizzati solo se concentrati, con tasso di diluizione minimo fissato all’1% (1:100) per le pulizie cosiddette “a bagnato”, mentre per la preparazione di prodotti da vaporizzare il tasso di diluizione è pari a 1:2. 

In ogni caso è richiesto il possesso di rapporti di prova di conformità ai CAM rilasciato da un laboratorio accreditato UNI EN ISO 17025.

Macchinari elettrici

Per quanto concerne i macchinari elettrici, i nuovi CAM prevedono l’obbligo da parte dell’offerente (in una gara, s’intende) di indicare già in fase di offerta le soluzioni per ridurre gli impatti ambientali in tutte le fasi (disassemblaggio, manutenzione, inquinamento acustico, e così via).

Formazione del personale

Il personale deve essere adeguatamente formato ai sensi del d.lgs. 81/2008

Le attività di formazione devono essere eseguite in modo da agevolare l’apprendimento e la memorizzazione delle informazioni soprattutto in relazione:

  • alle operazioni di pulizia e sanificazione;
  • alla gestione delle macchine e attrezzature di lavoro;
  • ai processi di lavaggio a minore impatto ambientale;
  • alla gestione degli indumenti utilizzati.  

Nel nuovo quadro normativo, sono state aggiunte alcune tematiche tra gli argomenti da trattare in fase di formazione del personale, tra cui la gestione delle macchine, delle loro batterie, la gestione dei rifiuti, del vestiario, le proprietà della microfibra. 

In ambito sanitario, invece, sono state aggiunte ore sugli elementi metodologici per garantire una disinfezione efficace e ambientalmente sostenibile.

Sono state inserite un numero minimo di ore di formazione e di affiancamento, con la possibilità di procedere in modalità e-learning.

Per il personale assunto in corso di esecuzione contrattuale, i termini per presentare le evidenze relative alla formazione erogata passa da 60 a 30 giorni.

Prodotti ausiliari per l’igiene

Importanti novità sono state introdotte in relazione ai prodotti ausiliari per l’igiene. 

Eccole: 

  • divieto di utilizzare attrezzature e prodotti non riparabili;
  • divieto di utilizzare elementi tessili a frange per le pulizie a bagnato;
  • divieto di utilizzare elementi tessili e carta tessuto monouso, fatto salvo documentati motivi di sicurezza;
  • gli elementi tessili impiegati per le pulizie ordinarie a bagnato devono essere riutilizzabili, piatti e in microfibra. Almeno il 30% di questi ultimi devono possedere l’etichetta ISO Tipo I;
  • per spolverare devono essere utilizzati elementi tessili riciclati;
  • evitare la discrezionalità degli operatori per quanto concerne il grado di impregnazione dei tessuti, utilizzando procedure e sistemi adeguati;
  • il monouso in carta eventualmente impiegato deve essere in possesso del marchio PEFC o un altro equivalente, o dell’etichetta Remade in Italy (classe A o A+), o del marchio Ecolabel UE;
  • i carrelli con secchi e contenitori di plastica devono essere riciclati almeno per il 50% del loro peso, con colori diversi a seconda della destinazione d’uso (detergente e risciacquo).

Prodotti disinfettanti

Per quanto riguarda i prodotti disinfettanti è stata introdotta la conformità al regolamento (CE) n. 528/2012 del Parlamento e del Consiglio. 

Viene, inoltre, richiesto un utilizzo sostenibile dei disinfettanti, con una particolare attenzione alle modalità di utilizzo, alla frequenza, ai dosaggi. 

Questo prodotto va adottato entro 3 mesi dalla decorrenza del contratto. 

Igiene delle mani

Nei CAM 2012 non c’era nessun criterio relativo ai saponi lavamani, mentre ora con i nuovi CAM è stato inserito l’obbligo di certificazione Ecolabel UE o equivalenti

In aggiunta, è previsto l’obbligo di utilizzare degli erogatori di sapone per le mani in forma schiumosa, senza gas propellenti.

Criteri premianti

Con i nuovi CAM sono stati inseriti dei criteri premianti per quelle realtà offerenti che si impegnano a rispettare i criteri richiesti garantendo adeguati livelli di pulizia, contenendo gli impatti ambientali anche in base al ciclo di vita. 

Nello specifico:

  • utilizzo di detergenti con marchio Ecolabel UE o altre etichette conformi alla UNI EN ISO 14024, con imballaggi in plastica riciclata;
  • utilizzo di detergenti per le pulizie ordinarie in possesso del marchio Ecolabel UE o altre etichette conformi alla UNI EN ISO 14024 privi di fragranze;
  • utilizzo di prodotti in carta tessuto, anch’essi in possesso del marchio Ecolabel UE o altre etichette conformi alla UNI EN ISO 14024;
  • uso esclusivo di tessuti in microfibra in possesso del marchio Ecolabel UE o altre etichette conformi alla UNI EN ISO 14024;
  • adozione di tecniche di pulizia e sanificazione innovative;
  • uso di prodotti con certificazione sull’impronta climatica UNi EN ISO/TS 14067 o fabbricati da aziende certificate SA 8000;
  • erogazione di servizi di pulizia esclusivamente o parzialmente manuali.

A questi criteri principali seguono poi una serie di sub criteri, che riguardano, ad esempio, l’indicazione di produttori dei detergenti impiegati. 

Criterio sociale

Altri punti sono assegnati nel caso in cui si assicuri il rispetto e l’applicazione di misure atte a migliorare il benessere organizzativo, come la concessione di un tempo adeguato per svolgere le mansioni assegnate, un piano di turnazione che rispetti le esigenze individuali e del lavoro, la previsione di premi di produttività. 

Specifiche Tecniche

Altra novità relativa ai detergenti consiste nell’obbligo di certificazione, per quanto concerne le pulizie ordinarie, Ecolabel UE, Der Blaue Engel Nordic Ecolabel o Österreichisches Umweltzeichen

In caso di etichettatura differente da quelle appena menzionate, deve essere presente una scheda tecnica molto dettagliata. 

Come abbiamo già detto in uno dei punti precedenti, i detergenti non certificati possono essere utilizzati solo se concentrati. 

Conclusioni

Come si legge, quindi, le imprese esercenti servizi di pulizia, in ambito civile e/o sanitario, devono attenersi ora ai nuovi CAM, questi criteri ambientali minimi richiesti dagli enti preposti. 

Si tratta di criteri che non si possono affatto ignorare, perché obbligatori per partecipare alle gare d’appalto, in particolare quelle indette da enti pubblici. 

Si consiglia, quindi, di studiare la normativa e confrontarsi con un consulente specializzato. 

Il rischio biologico nelle imprese di pulizia

Il rischio biologico nelle imprese di pulizia

I lavoratori del settore pulizia sono esposti, per la natura stessa delle mansioni svolte, al cosiddetto rischio biologico, che può compromettere la loro salute. 

Le imprese, di conseguenza, hanno l’onere e l’obbligo di creare le condizioni di lavoro migliori possibili, in modo da ridurre il rischio e prevenire il danno, fornendo DPI adeguati allo scopo e organizzando sessioni di formazione on the job per rendere i lavoratori consapevoli ed edotti. 

Cos’è il rischio biologico

Cosa s’intende per rischio biologico? Come suggerisce il termine, si tratta del pericolo derivante dalla presenza sul luogo di lavoro di agenti biologici

Una definizione precisa è presente all’interno del D.Lgs. 81/08, altrimenti noto come Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro

“agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.”

Qualche esempio? 

Urine, sangue, materiale organico in decomposizione, muffa, batteri, virus, funghi. 

Questo rischio risulta particolarmente elevato quando si opera in ambienti ad elevata esposizione, come un ospedale ad esempio

Gli addetti alla pulizia che operano all’interno di una struttura ospedaliera devono fare molta attenzione a evitare il contatto con agenti biologici potenzialmente pericolosi. 

Classificazione degli agenti biologici

L’articolo 268 del Titolo X contenuto all’interno del D.Lgs. 81/08, contiene un sistema di classificazione degli agenti biologici. 

Il legislatore ha individuato 4 gruppi di agenti biologici, ordinati seguendo un livello di pericolosità crescente.   

Li riportiamo di seguito:

  • agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Come ridurre il rischio biologico

Come accennato all’inizio, il datore di lavoro ha una serie di obblighi, tra cui la valutazione del rischio e la riduzione dello stesso attraverso una serie di azioni indicate nel Testo Unico sulla sicurezza. 

Le elenchiamo di seguito: 

  • evitare l’utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente;
  • limitare al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici;
  • progettare adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici;
  • adottare misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione;
  • adottare misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro;
  • usare il segnale di rischio biologico e altri segnali di avvertimento appropriati;
  • elaborare idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale;
  • definire procedure di emergenza per affrontare incidenti;
  • verificare la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro al di fuori del contenimento fisico primario, se necessario o tecnicamente realizzabile;
  • predisporre i mezzi necessari per la raccolta, l’immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di sicurezza, mediante l’impiego di contenitori adeguati ed identificabili eventualmente dopo idoneo trattamento dei rifiuti stessi;
  • concordare procedure per la manipolazione ed il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti biologici all’interno e all’esterno del luogo di lavoro.

In base all’ambiente di lavoro vanno poi applicati accorgimenti personalizzati, comprese misure igieniche adeguate per i lavoratori impiegati.  

Istruzioni all’uso di sostanze pericolose nel settore delle pulizie

Istruzioni all’uso di sostanze pericolose nel settore delle pulizie

Gli operatori del settore delle pulizie sono esposti quotidianamente a sostanze pericolose, essenziali per lo svolgimento del proprio lavoro. 

Detersivi, disinfettanti, prodotti chimici vari, possono provocare danni anche gravi nei lavoratori, soprattutto quando non vengono forniti i DPI adeguati e svolto una accurata fase di formazione sulla sicurezza. 

I datori di lavoro, e più nel dettaglio gli RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), hanno l’obbligo di illustrare ai dipendenti i rischi derivanti dall’utilizzo di agenti chimici pericolosi, anche alla luce delle recenti emanazioni normative nazionali ed europee. 

Regolamento REACH

Nel 2016 la Commissione dell’Unione europea ha rilasciato un aggiornato della legislazione in materia di sostanze chimiche, emanando il regolamento CE n. 1907/2006, altrimenti noto come Regolamento REACH

Quest’ultimo istituisce un sistema integrato di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, al fine di migliorare la protezione della salute umana e dell’ambiente, mantenendo la competitività e rafforzando lo spirito di innovazione dell’industria chimica europea.

Rischio chimico: definizioni

Per comprendere a pieno il concetto di rischio chimico è necessario effettuare una classificazione in:

  • Sostanza: un elemento chimico e i suoi composti, allo stato naturale o ottenuti per mezzo di un procedimento di fabbricazione;
  • Miscela: una miscela o una soluzione composta di due o più sostanze;
  • Articolo: oggetto a cui sono dati durante la produzione una forma, una superficie o un disegno particolari, che ne determinano la funzione in misura maggiore della sua composizione chimica.

Sostanze e miscele sono presenti in diverse forme: 

  • Gas;
  • Vapore;
  • Polvere;
  • Aerosol;
  • Nebbia;
  • Fumo;
  • Fibra. 

L’esposizione a prodotti chimici, se gestito in modo approssimativo, può causare danni nei lavoratori, in particolare alla pelle, agli occhi e alle vie respiratorie. 

Valutazione del rischio chimico

Se il lavoro da svolgere presuppone l’impiego o l’esposizione a sostanze chimiche è necessario valutare i seguenti elementi:

  • Proprietà pericolose degli agenti chimici;
  • Informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal fornitore tramite la relativa scheda di sicurezza;
  • Livello, tipo e durata dell’esposizione;
  • Circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti;
  • Valori limite di esposizione professionale o valori limite biologici;
  • Effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;
  • Conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria. 

Al termine del processo di valutazione del rischio si possono verificare le seguenti 4 situazioni:

  1. Rischio basso per la sicurezza ed irrilevante per la salute;
  2. Rischio basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute;
  3. Rischio non basso per la sicurezza ed irrilevante per la salute;
  4. Rischio non basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute.

In base alla tipologia di rischio analizzato, è necessario adottare misure di sicurezza e prevenzione adeguate come, ad esempio, la sostituzione dei prodotti con alternative meno pericolose, la riduzione del tempo di esposizione e/o la quantità di sostanza da impiegare, l’impiego dei DPI più idonei, il miglioramento delle condizioni igieniche del luogo di lavoro, e così via. 

Come abbiamo avuto modo di spiegare in un precedente articolo, a fare la differenza è la formazione on the job, che consente di aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle misure di sicurezza da adottare per ridurre il rischio chimico. 

La formazione professionale per ridurre e prevenire gli incidenti sul lavoro

La formazione professionale per ridurre e prevenire gli incidenti sul lavoro

Uno dei servizi centrali offerti dall’ente bilaterale ONBSI consiste nella formazione del personale.

La formazione costante e l’aggiornamento professionale rappresentano valori aggiunti per ogni realtà professionale, e diventa ancora più importante quando si opera in settori nei quali la sicurezza ricopre un ruolo centrale nella vita quotidiana dei lavoratori.

Non è un caso che il Testo Unico sulla Sicurezza – D.Lgs 09 aprile 2008 n. 81 – contenga un’intera sezione dedicata alla Formazione, Informazione e Addestramento del personale, nello specifico la sezione IV. 

Sezione IV: Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti

L’articolo 37 del D.Lgs. 09 aprile 2008 n. 8 – il secondo contenuto all’interno della Sezione IV menzionata prima – non lascia spazio a interpretazioni. 

Il datore di lavoro è tenuto a fornire a ciascun lavoratore impiegato in azienda una formazione adeguata sui temi della sicurezza sui luoghi di lavoro e sui rischi per la salute. 

In particolare, bisogna prestare attenzione ai seguenti concetti, indicati nel testo di legge:

  • concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;
  • rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

Oltre a una formazione generale su queste tematiche, è necessario anche un focus specifico sui rischi legati alle mansioni svolte dai lavoratori

Essendo formazione del personale deve adattarsi all’orario di lavoro e agli eventuali cambi di mansioni nel corso del tempo e ripetuta periodicamente per aggiornamenti su nuove procedure, sostanze pericolose, rischi. 

Per approfondire, consigliamo di consultare il testo di legge, qui

Formazione professionale: oltre gli obblighi di legge

Come spesso accade, non basta approvare leggi e procedure per ottenere i risultati sperati. 

Oltre gli obblighi di legge ai quali i datori di lavoro devono adeguarsi, è necessario diffondere in azienda una cultura della collaborazione, presentando la formazione on the job sulla sicurezza come una misura preventiva, e non solo come un obolo da dover in qualche modo pagare. 

Una formazione di alta qualità può migliorare la vita dei lavoratori in modo concreto, riducendo gli incidenti sul lavoro e prevenendo i rischi connessi alle mansioni da svolgere. 

Questo, però, è possibile solo se a una formazione adeguata fa seguito una una collaborazione attiva da parte dei lavoratori, che devono seguire le lezioni e impegnarsi a interiorizzare norme, procedure, best practices e nozioni. 

Il disciplinare redatto da ONBSI

Come detto, ONBSI è in prima linea, affinché le imprese ed i lavoratori possano operare nel pieno rispetto delle normative, e si diffonda nel nostro settore la cultura della sicurezza e del contenimento del rischio. 

A tale scopo, abbiamo sviluppato un “disciplinare”, specificatamente redatto per chi opera nel settore delle pulizie e della sanificazione

L’applicazione di questo disciplinare contribuisce a diffondere, tra tutte le imprese aderenti ad ONBSI, le corrette prassi da seguire

La coerenza operativa, in un settore così fortemente caratterizzato dal fenomeno dei cambi appalto, diventa determinante affinché anche i lavoratori in procinto di transitare da una impresa ad un’altra, trovino degli standard approvati già condivisi e conosciuti da utilizzare. 

Abbiamo già sondato, in un primo campione di imprese, l’efficacia dell’applicazione degli standard definiti nel disciplinare, e a breve lanceremo un sondaggio tra i nostri lavoratori per misurare e promuovere il loro grado di consapevolezza delle metodologie da usare in sicurezza durante il normale svolgimento delle attività lavorative.

Assistenza sanitaria integrativa per lavoratori del settore pulizie/multiservizi

Assistenza sanitaria integrativa per lavoratori del settore pulizie/multiservizi

Uno degli elementi più interessanti del CCNL pulizie/multiservizi, e particolarmente apprezzato dai lavoratori come forma di welfare contrattuale, è l’introduzione di un servizio di assistenza sanitaria integrativa

Per i lavoratori, infatti, è previsto l’accesso ad una serie di prestazioni sanitarie gratuite e/o in concorso di spese, da usufruire presso strutture pubbliche e convenzionate. 

Nello specifico, a introdurre l’assistenza sanitaria integrativa è l’articolo 69 del contratto collettivo.

Una novità introdotta con il rinnovo del 2011

Si tratta di una novità prevista dal rinnovo contrattuale del 31/05/2011

Infatti, nella stesura originale del 19/12/2007 non era presente nessuna menzione ad un’assistenza sanitaria. 

L’art. 69 originale era, in effetti, l’attuale articolo 70: “Inscindibilità delle disposizioni del contratto”

Vediamo insieme alcuni dettagli. 

Caratteristiche del piano di assistenza sanitaria integrativa

Come accennato, l’articolo 69 del CCNL di categoria indica le caratteristiche e le modalità di accesso/erogazione dei servizi di assistenza sanitaria integrativa previsti per i lavoratori

Secondo quanto previsto da chi ha siglato il contratto collettivo, a gestire l’assistenza sanitaria integrativa sarà un unico Fondo, per tutti gli addetti al settore, e fornirà prestazioni omogenee a prescindere dall’orario contrattuale. 

Per l’iscrizione all’assistenza sanitaria integrativa è previsto un contributo una tantum a carico dell’impresa.

Dal 1 luglio 2013 il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al Fondo un contributo ordinario pari a: 

  • 4,00 euro mensili per dodici mensilità per ciascun lavoratore con orario settimanale medio fino a 28 ore;
  • 6,00 euro mensili per dodici mensilità per i lavoratori con un parametro orario settimanale medio superiore a 28 ore.

Il versamento del contributo previsto dà diritto ai lavoratori all’accesso ad un Piano sanitario molto articolato, gestito dal Fondo ASIM

Le prestazioni sanitarie sono garantite da UniSalute. 

È possibile visionare il Piano sanitario cliccando qui

Il Fondo ASIM per i lavoratori del comparto pulizia/multiservizi

Il Fondo ASIM – il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa del Settore Delle Imprese Esercenti Servizi di Pulizia, Servizi Integrati/Multiservizi – costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) del 31 maggio 2011

Il Fondo, operativo dall’ottobre del 2014, ha lo scopo di garantire  trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale ai lavoratori regolarmente iscritti.

Essendo un fondo negoziale, hanno diritto alle prestazioni del Fondo ASIM tutti i lavoratori a tempo indeterminato ai quali si applica il C.C.N.L. “per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi” e/o contratti simili che ne fanno esplicita menzione. 

Nel poco tempo trascorso dalla sua costituzione il Fondo ASIM ha percorso tanta strada ed ha raccolto enormi successi. Più di 210mila lavoratori oggi sono in copertura e oltre 3000 sono le imprese che hanno aderito sin qui. 

Per approfondire, invitiamo a consultare il sito web del Fondo ASIM

Cosa accade in caso di cessazione di appalto nel settore pulizie/multiservizi

Cosa accade in caso di cessazione di appalto nel settore pulizie/multiservizi

Le imprese del settore pulizie/multiservizi operano in prevalenza tramite il meccanismo dell’appalto, sia quando il rapporto si svolge con una realtà privata sia nel caso si tratti di pubblica amministrazione.

Pensiamo, ad esempio, ai servizi di pulizia negli ospedali o nelle scuole

Com’è noto, ogni gara d’appalto ha una durata temporale limitata e predeterminata, questo vuol dire che l’azienda vincitrice sa che dovrà assumere del personale nella misura suggerita dalle necessità manifestate per un periodo di tempo preciso. 

Ma cosa accade quando l’appalto finisce e, nel successivo, viene assegnato ad un’altra azienda del comparto pulizia/multiservizi?

Le sigle che hanno redatto e firmato il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori di categoria, e che rappresentano più di 380.000 lavoratori e oltre 3.500 imprese, hanno pensato anche a questa eventualità, soffermandosi più volte sul concetto di appalto e, nello specifico, sulla cessazione dello stesso. 

Cessazione di Appalto nel comparto pulizie/multiservizi 

Nell’articolo 4 del CCNL per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, denominato Cessazione di Appalto, si legge quanto segue: 

“Rilevato che il settore è caratterizzato, nella generalità dei casi, dalla produzione dei servizi tramite contratti di appalto e che da questo conseguono frequenti cambi di gestione fra le imprese con
risoluzione di rapporti di lavoro da parte dell’impresa cedente e predisposizione delle necessarie risorse lavorative, con assunzioni ex novo, da parte dell’impresa subentrante, le Parti intendono tenere conto, da un lato, delle caratteristiche strutturali del settore medesimo e delle attività delle imprese e, dall’altro, dell’obiettivo di tutelare nel modo più concreto i livelli complessivi della occupazione.”

Come è evidente, chi ha redatto il CCNL ha preso in considerazione la natura delle imprese del settore, caratterizzate da commesse acquisite tramite appalto nella maggioranza dei casi, mettendo subito in chiaro l’obiettivo principale: salvaguardare aziende, lavoratori e anche i committenti. 

Sì, perché la cessazione di un appalto si tradurrebbe, senza le misure che andremo ad elencare tra un attimo, in perdita di posti di lavoro e difficoltà di gestione per le aziende. 

Come si procede in questi casi? 

In caso di cessazione d’appalto, l’azienda uscente nei 15 giorni precedenti il termine dei lavori lo comunica alle sigle sindacali coinvolte, indicando il numero di addetti interessati (operanti da almeno 4 mesi).

Dall’altro lato, l’azienda subentrante deve comunicare dell’assegnazione dell’appalto. 

Le situazioni possibili sono due:

  1. laddove le condizioni del nuovo appalto risultino identiche a quello precedente, l’azienda subentrante si impegna ad integrare il personale impiegato da quella uscente e operante almeno nei 4 mesi precedenti la cessazione, senza periodo di prova. Sono esclusi eventuali lavoratori uscenti per decesso, pensionamento, dimissioni;
  2. in caso di condizioni differenti, saranno le sigle sindacali e gli enti territoriali preposti a riunirsi per trovare una mediazione tra le esigenze dell’azienda subentrante e i lavoratori uscenti. 

L’ONBSI, l’ente bilaterale che accoglie le istanze del Settore, ha tra i suoi Progetti istituzionali quello di monitorare la gestione di questo importante fenomeno contrattuale e per questo motivo ha iniziato a programmare lo sviluppo di uno specifico portale per la gestione del cosiddetto “cambio appalto”

Garantire gli interessi generali è sempre stato di vitale importanza per le sigle sindacali e datoriali che hanno redatto e firmato il CCNL pulizia/multiservizi e quanto riportato nell’articolo n.4 ne è prova lampante.