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Comitato Direttivo di ONBSI: in presenza per nuove e importanti iniziative

Comitato Direttivo di ONBSI: in presenza per nuove e importanti iniziative

Finalmente, per la prima volta dopo mesi, il 21 giugno il Presidente Andrea Laguardia, il Vicepresidente Giovanni Daló e il Comitato Direttivo di ONBSI (quasi tutto) si sono riuniti in presenza!

Non è stato solo un momento di incontro formale nel quale adempiere ad obblighi Statutari, come il varo del Progetto di Bilancio Consuntivo 2020 che da sempre riveste anche il ruolo di cardine informativo sull’andamento dell’intero Settore sempre molto prezioso, ma la Presidenza ha dato il via ad altre importanti iniziative dopo quella del Bando “Indennità emergenziale conciliativa Covid-19” destinato ai lavoratori iscritti:

  • è stato dato il via ad un Progetto di Attività Formative congiunte ONBSI – SNS (la Fondazione Scuola Nazionale Servizi) che, dando nuovo vigore alla storica collaborazione con la Fondazione, avrà l’obiettivo di aggiornare un corretto profilo dell’operatore, fissare nuovi standard formativi e realizzarne i contenuti che verranno resi fruibili a lavoratori e imprese all’interno dei sistemi di ONBSI già oggi a loro disposizione. Come fase ulteriore saranno attivati processi formativi e informativi destinati a imprese e a stazioni appaltanti in merito alla corretta gestione delle varie fasi che compongono un bando di gara ad iniziare da quelle che ne precedono l’indizione fino all’analisi di tutti gli elementi che questa coinvolge;
  • è stata deliberata la partecipazione nel ruolo di co-organizzatore della Fiera ISSA PULIRE 2021. Quest’anno l’evento, che si svolgerà in tre giornate in presenza (prima fiera internazionale del settore che si terrà in presenza) e che vedrà i suoi espositori condividere i propri processi organizzativi ed operativi attraverso l’utilizzo di innovativi spazi “theatre” al posto dei tradizionali stand. Sono già state annunciate le presenze di alcune tra le più grandi imprese operanti nel settore e altre si aggiungeranno a breve. Anche ONBSI avrà lo spazio espositivo che sarà dedicato al tema della Sicurezza sul Lavoro – tema che ha caratterizzato i lavori di ONBSI da sempre e che continua, purtroppo, a rivestire carattere di drammatica realtà nel mondo del lavoro.

L’auspicio ora è quello di poter consolidare la ripresa delle attività e, soprattutto, della raggiunta “normalità” delle relazioni tra le componenti la bilateralità lasciandoci alle spalle il drammatico periodo pandemico.

Avviso problema tecnico alla linea telefonica

Avviso problema tecnico alla linea telefonica

Si avvisano gli utenti che a causa di un problema tecnico alla linea telefonica il centralino potrebbe risultare momentaneamente fuori servizio.

Stiamo lavorando per risolvere al più presto il disservizio.

Ricordiamo che per eventuali necessità rimane comunque attivo il Portale S.I.ONBSI.

Ci scusiamo per il disagio!

Appalti, formazione e lavoratori: intervista all’Avv. Brugnoletti

Appalti, formazione e lavoratori: intervista all’Avv. Brugnoletti

“La Pandemia ha fatto emergere l’importanza del nostro Settore, da invisibili a visibili sono diventati soprattutto le lavoratrici e i lavoratori che hanno dovuto affrontare in prima linea l’utilizzo di nuovi strumenti e procedure. Abbiamo il piacere di pubblicare questa importante intervista all’Avv. Massimiliano Brugnoletti sul tema della formazione professionale. Mettere al centro le persone per noi di ONBSI significa anche incentivare e mettere in campo azioni per rendere sempre più efficace e di qualità la formazione per i nostri operatori. Con questa intervista iniziamo un percorso, nei prossimi mesi il nostro Ente sarà in grado di offrire interventi mirati di formazione per il personale del settore dei Servizi di Pulizia/Multiservizi.”

Andrea Laguardia – Presidente ONBSI


Titolare dello Studio Legale Brugnoletti & Associati, Massimiliano Brugnoletti è un avvocato esperto in contrattualistica pubblica, consulente di numerose imprese che operano negli appalti pubblici e nei servizi pubblici locali, assicurando sia l’attività di consulenza che il patrocinio innanzi ai Tribunali Amministrativi e al Consiglio di Stato. 

Ed è proprio sul tema degli appalti pubblici che lo abbiamo intervistato, ponendogli anche alcuni quesiti sul ruolo e l’importanza che la formazione professionale ricopre in questo ambito (e non solo). 

Quanto conta una adeguata formazione professionale nella valutazione di un’offerta in una gara d’appalto?

In tutti gli appalti la “capacità” dei collaboratori dell’affidatario di una commessa pubblica è sempre di più l’elemento importante: le “persone” che assicurano il servizio o eseguono l’opera, ma anche quelle che in azienda allestiscono le forniture per la Pubblica Amministrazione, sono il “bene” più prezioso del processo industriale che il concorrente può offrire alla Stazione appaltante. Certamente “pesa” l’organizzazione imprenditoriale della società; è anche un valore irrinunciabile la “robustezza” economico-finanziaria della società stessa, come indispensabile la “visione” e le capacità manageriali dei dirigenti e dell’imprenditore; ma non v’è dubbio che, “nel bene” (la migliore performance nell’espletamento dell’appalto) o “nel male” (la cattiva esecuzione che comporta l’illecito professionale), la capacità dei lavoratori impiegati nella commessa sia fattore decisivo.

Di ciò dovrà essere sempre più consapevole la parte pubblica. E ci sono in verità tutti gli elementi affinché questo avvenga: uno dei pilastri della riforma degli appalti del 2014 (direttive) / 2016 (codice degli appalti) è l’attenzione a tutto il processo di acquisto della Pubblica Amministrazione. 

L’attenzione non è più limitata alla “gara”: la normativa primaria (direttive e codice) e secondaria (linee guida ANAC e il prossimo regolamento) dà risalto anche alla fase preliminare della “programmazione” e a quella successiva dell’“esecuzione” (in quest’ambito va anche collocato il nuovo ruolo del RUP e del DEC).

La centralità del “capitale umano” presente nell’appalto mette in primo piano la competenza professionale dello stesso, quindi la sua formazione, iniziale e “continua”. Quanto a quest’ultima, approcciando l’“appalto” senza pregiudizi e schemi precostituiti, è inconfutabile che la formazione continua del personale impiegato nell’appalto, la sua permanente competenza professionale, sia l’elemento decisivo per l’efficacia di una commessa pubblica, sia l’elemento decisivo per il raggiungimento degli obiettivi che si è data la Pubblica Amministrazione nel bandire la gara, sia l’elemento decisivo per soddisfare effettivamente gli utenti, i cittadini, ultimi (e unici) beneficiari delle commesse pubbliche.

Sarebbe auspicabile, secondo lei, che le stazioni appaltanti iniziassero a valutare la qualità della formazione garantita ai lavoratori da un’impresa come elemento premiante?

Come detto, le direttive europee del 2014 (sul punto riprendendo quanto indicato dalla Commissione nel Libro Verde del 2011) hanno posto il “lavoro” al centro degli appalti pubblici (unitamente all’innovazione e all’ambiente) e il codice che le ha recepite non è stato da meno. 

L’attenzione al lavoro è un file rouge che si trova in ogni fase della procedura, dalla programmazione (con l’individuazione del costo) all’aggiudicazione (con la valutazione dell’organico e del costo aziendale), sino all’anomalia dell’offerta (la cui verifica si gioca molto sul costo della manodopera). Una delle novità del d.lgs. 50/2016 è non solo aver letteralmente “impedito” di aggiudicare al “prezzo più basso” nel caso di assegnazione di appalti con un’elevata presenza del personale (comma 3 dell’art. 95), ma anche l’aver previsto la “valutazione” dell’organigramma proposto dall’offerente tra i tanti elementi di apprezzamento dell’offerta economicamente più vantaggiosa: l’art. 95, comma 6 lett. c), del codice invita infatti le Stazioni appaltanti a valutare il personale allorché questo “possa avere influenza significativa sul livello di esecuzione dell’appalto”.

La norma da ultimo citata non si riferisce esplicitamente alla “formazione”, ma è evidente che la “valutazione del personale”, soprattutto in quegli appalti in cui la capacità è elemento essenziale della performance, non può prescindere dalla valutazione delle competenze iniziali del personale (quindi il suo grado di formazione al momento dell’avvio dell’appalto), né può prescindere dal percorso formativo successivo, ossia quello che l’operatore economico avrà previsto durante l’esecuzione della commessa.

È dunque assolutamente auspicabile che le Stazioni appaltanti, al fine di individuare la “migliore” offerta, valutino la capacità del personale dell’appaltatore “nel tempo”, non solo all’inizio della commessa, ma per tutto il tempo della stessa. È quindi auspicabile che le Stazioni appaltanti prendano maggiormente in esame la citata lettera c) dell’art. 95 comma 6 del codice nel formulare la griglia di valutazione.   

Quali sono gli step da compiere per garantire una continuità formativa ai lavoratori in caso di successione nella commessa tra diverse imprese?

Poiché le gare debbono essere (sempre più) aggiudicate sulla base del progetto gestionale dell’impresa concorrente, è ben possibile che l’organizzazione dell’appalto proposta dal nuovo aggiudicatario possa essere differente da quella avuta dal gestore precedente. Non solo: è ben possibile che la Stazione appaltante, sulla scorta delle esperienze passate e delle nuove tecnologie, possa dettare nel capitolato prescrizione tecniche diverse da quelle previste nella gara precedente

Ciò determina che, se assorbito per effetto della clausola sociale, anche il personale già impiegato debba essere formato in relazione alla nuova proposta contrattuale, oltre a dover anch’esso ricevere quella formazione continua che avrebbe dovuto comunque assicurare il precedente appaltatore, laddove fosse stato nuovamente aggiudicatario.

La continuità formativa è un bene unanimemente riconosciuto e dovrebbe essere tanto più presente nelle commesse pubbliche, che hanno come destinatari i cittadini. A tal fine sarebbe assolutamente auspicabile che, oltre a indicare i livelli di inquadramento e il monte-ore, le Stazioni appaltanti comunicassero ai concorrenti gli step formativi assicurati durante la precedente commessa, al fine di permettere una proposta formativa adeguata e coerente.

In che modo la Pandemia ha evidenziato la necessità di una migliore formazione continua nei servizi ad alta intensità di manodopera?

La Pandemia ha messo in luce la centralità delle persone; non solo quelle contagiate, ma anche quelle che hanno lavorato, indefessamente per contrastare malattie e contagio. Non v’è dubbio che le tantissime imprese presenti negli ospedali per assicurare i propri servizi siano state travolte dalla situazione emergenziale e abbiano dovuto modificare “in corsa” il paradigma del lavoro e le procedure: il personale impiegato è stato la chiave di volta dell’egregio lavoro fatto. Non v’è quindi dubbio che la situazione emergenziale abbia fatto con più vigore emergere la necessità di un personale sempre pronto e preparato.

Esistono dei criteri da rispettare nell’erogazione della formazione professionale?

I criteri per la formazione obbligatoria (come quella per la salute e la sicurezza dei lavoratori) sono declinati nella normativa dettata in materia

Con riguardo alla formazione tesa a rendere più efficiente, efficace ed economico un appalto pubblico, non vi sono invece criteri predefiniti, salvo il principio di adeguare la formazione alle “tecniche” generali del tipo di appalto e, soprattutto, calibrare la formazione a quanto previsto in gara dalla Stazione appaltante (capitolato) e quanto offerto dall’operatore economico aggiudicatario (progetto di gestione).

È davvero auspicabile che entrambe le parti mettano maggiormente a tema la centralità del capitale umano, con indicazioni specifiche nei capitolati da parte delle Stazioni appaltanti e con una maggiore attenzione in offerta da parte dei concorrenti.  


Ringraziamo moltissimo l’Avvocato Brugnoletti per le interessanti informazioni fornite durante l’intervista.

Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria e le nuove tecniche di sanificazione

Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria e le nuove tecniche di sanificazione

Il ruolo dei servizi di pulizia e sanificazione negli ambienti ospedalieri è da sempre di fondamentale importanza, ma ha assunto un ruolo ancora più centrale durante la Pandemia

Però, c’è da dire che, mettendo un attimo da parte il rischio di contagio da Sars-CoV-2 attualmente presente, il vero problema che le strutture ospedaliere si trovano ad affrontare quotidianamente è quello delle Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria

Si tratta, come vedremo più nel dettaglio, di infezioni contratte in ospedale dai pazienti, a causa della presenza di patogeni molto pericolosi e difficili da trattare. 

Per ridurre questo rischio, molto elevato e diffuso, è necessario individuare nuove tecniche di pulizia e sanificazione, investendo risorse nella ricerca e nell’innovazione. 

Ma procediamo per gradi e vediamo insieme in cosa consistono le infezioni correlate all’assistenza sanitaria e quanto è importante l’impiego di tecniche all’avanguardia, come quelle individuate da un gruppo di ricercatori italiani in uno studio davvero interessante, per pulizia e sanificazione. 

Cosa sono le Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria (ICA)

Le Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria, per brevità ICA, sono 

“Infezioni acquisite che costituiscono la complicanza più frequente e grave dell’assistenza sanitaria e possono verificarsi in ogni ambito assistenziale, incluso gli ospedali per acuti, il day-hospital/day-surgery, le strutture di lungodegenza, gli ambulatori, l’assistenza domiciliare, le strutture residenziali territoriali.”

Questa la definizione proposta dal Ministero della Salute sul sito ufficiale (qui). 

Si tratta, quindi, di infezioni contratte in ambiente sanitario nel ricevere cure mediche, che possono avere 4 cause principali

  1. introduzione di nuove tecnologie sanitarie che, pur migliorando le possibilità terapeutiche e l’esito della malattia, possono favorire l’ingresso di microrganismi nel nostro corpo;
  2. l’indebolimento del sistema di difesa dell’organismo (immunosoppressione);
  3. la scarsa applicazione di misure di igiene ambientale e di prevenzione e controllo delle infezioni in ambito assistenziale;
  4. l’emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici

Come si può leggere, quindi, la pulizia e l’igienizzazione degli ambienti è un pezzo del problema, che può e deve essere affrontato in modo adeguato. 

I numeri di un problema molto diffuso

Le statistiche relative alle Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria non lasciano spazio a interpretazioni o dubbi. Si tratta, a tutti gli effetti, di un’emergenza, sia dal punto di vista strettamente sanitario che economico

Con un pizzico di cinismo, infatti, bisogna riconoscere che curare queste infezioni comporta dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale non indifferenti, che pesano sul bilancio di una struttura ospedaliera. 

Ecco i dati del Ministero sulle ICA annuali:

  • 16 milioni di giornate aggiuntive di degenza
  • 37.000 decessi attribuibili
  • 110.000 decessi per i quali l’infezione rappresenta una concausa
  • I costi vengono stimati in approssimativamente 7 miliardi di Euro, includendo solo i costi diretti
  • La frequenza di pazienti con un’infezione contratta durante la degenza è pari a 6,3 ogni 100 pazienti presenti in ospedale
  • Nell’assistenza domiciliare, parliamo di 1 paziente ogni 100
  • Circa il 50% delle ICA è prevenibile
  • Le ICA più frequenti riguardano il tratto urinario (35-40%), l’apparato respiratorio, le ferite chirurgiche, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie)

Come ridurre le ICA con le nuove tecnologie

Abbiamo accennato all’inizio dell’articolo che i servizi di pulizia e disinfezione degli ambienti ospedalieri ricoprono un ruolo essenziale nella prevenzione e riduzione delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria. 

Purtroppo, però, tra le cause principali abbiamo visto esserci l’introduzione di nuove tecnologie mediche e l’aumento della resistenza agli antibiotici da parte di alcuni ceppi di batteri. Ne consegue che anche le tecniche di pulizia e sanificazione devono aggiornarsi e innovare. 

In tal senso riteniamo davvero molto interessante riportare i risultati di uno studio su una tecnologia basata su disinfettanti probiotici

Trattandosi di una metodologia sperimentale e relativamente nuova, in molti ne stanno testando l’efficacia; questo, beninteso, non mette in discussione i metodi considerati “tradizionali”, che al momento risultano altrettanto efficaci.

Cos’è una tecnologia basata su sistemi probiotici?

Si tratta di un sistema di pulizia e sanificazione degli ambienti basato su detergenti ecologicamente sostenibili contenenti spore di probiotici del genere Bacillus

Esso integra diversi fattori, come una tecnica di attivazione specifica per la competizione biologica, l’utilizzo di materiali specifici in microfibra (che combinano le attività di spazzatura e lavaggio), procedure certificate e controllo microbiologico. 

Questi fattori garantiscono degli standard che includono un basso carico microbico e stabilità nel tempo

Cosa emerge dallo studio?

Secondo i ricercatori, che hanno condotto degli studi per alcuni mesi in diversi ospedali italiani, la tecnologia basata su disinfettanti probiotici ha dimostrato di ridurre i patogeni presenti sulle superfici ospedaliere fino al 90% rispetto alla disinfezione chimica convenzionale (conventional chemical cleaning – CCC).

Un incremento dell’utilizzo di questa tecnologia nei reparti di medicina interna/geriatria e neurologia nei prossimi 5 anni in Italia consentirebbe di evitare almeno 31.000 ICA e 8.500 antibiotico-resistenze, risparmiando così almeno 14 milioni di euro, di cui 11.6 solo per il trattamento di ICA resistenti.

Conclusioni

Sistemi di igiene innovativi e sostenibili dal punto di vista ambientale potrebbero ridurre sostanzialmente la resistenza agli antibiotici, aumentando la protezione della salute in tutto il mondo.

È tempo di innovare su ogni versante, sia sull’utilizzo da parte delle imprese di nuove tecnologie e nuove modalità di svolgere le pulizie, sia formando il personale delle imprese di pulizia con un particolare interesse sulla sanificazione degli ambienti ospedalieri.

Continua innovazione e formazione possono infatti contribuire, all’interno di un processo più ampio e complesso, a ridurre le infezioni correlate all’assistenza sanitaria. 

Aggiornamento Bando “Indennità emergenziale conciliativa Covid-19”

Aggiornamento Bando “Indennità emergenziale conciliativa Covid-19”

Prosegue l’impegno di ONBSI a sostegno dei lavoratori durante l’emergenza legata al nuovo Coronavirus, ma con un’importante novità.

Grazie al Bando “Indennità emergenziale conciliativa Covid-19”, deliberato il 9 ottobre 2020 e valido fino al 31 dicembre 2021 (o fino a esaurimento del budget stanziato), i lavoratori iscritti a ONBSI possono ricevere un supporto economico concreto, a copertura del rischio sociale, familiare ed educativo, fino all’ammontare massimo di €200,00.

L’importante novità riguarda l’estensione del limite di reddito da ISEE a 30.000 euro, offrendo così la possibilità a un maggior numero di iscritti di accedere alle misure di sostegno.

Potranno farne richiesta tutti i lavoratori che in data 1° marzo 2020 risultino iscritti a ONBSI e che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 12 mesi.

L’Organismo Nazionale Bilaterale dei Servizi Integrati, attraverso le sue Parti Sociali costituenti, mantiene così attivo l’impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti, continuando a promuovere strumenti di supporto in questo momento di grande difficoltà in cui molte famiglie si trovano costrette ad affrontare le conseguenze causate dalla Pandemia in corso.

Per richiedere il Contributo Solidale Straordinario visita la pagina dedicata e invia la documentazione necessaria accedendo al Portale S.I.ONBSI.

Per approfondire e avere maggiori dettagli il bando è disponibile qui.